Oh oh... sono mamma!

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Utente: madainoncicredo
Una che a 40 anni si è trovata una "lenticchia" nella pancia, a 41 è diventata mamma, a 43 si è sposata, e ancora non ci crede!
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martedì, 13 gennaio 2009

Referrers

Qualcuno dica a mister Google che io non sono tra le massime esperte italiane di parto cesareo... Eppure, se digitate quelle due paroline sul motore di ricerca, il qui presente blog compare tra i primi risultati. Così decine di persone arrivano qui ogni giorno per cercare - immagino - informazioni in vista di un parto in sala operatoria.

Vi posso solo dire quel che ho provato io, sulla mia pelle. O, meglio, sulla mia pancia.

Io ho partorito col cesareo (da Cesare, che pare sia nato con questa tecnica) perché Gabo era podalico, quindi è stato programmato alla 39.a settimana. E non l'ho assolutamente vissuta come una menomazione, anzi... sono stata molto grata a mio figlio di essersi seduto in pancia al settimo mese! Infatti era da quando sono rimasta incinta che le mie ginecologhe (ne avevo due, una privata e una del Ssn) e la mia fisiatra si rimpallavano la decisione, visto che avevo già subito due pesanti interventi alla schiena per ernia del disco, e si temeva che un parto naturale potesse essere pericoloso per le mie vertebre. Ma decidere un cesareo pare che sia molto difficile, e soprattutto la ginecologa del servizio pubblico era contraria (fosse stato per lei, mi avrebbe costretta al parto naturale anche quando si è saputo che mio figlio era podalico!), così ha deciso mio figlio per tutti noi.

Non ho sentito la mancanza delle contrazioni, anzi, l'unico cruccio è che forse mio figlio avrebbe voluto rimanere nella pancia ancora una decina di giorni, perché è nato piccoletto. Ma anche un cesareo può essere emozionante, per la mamma e per il papà, come ho raccontato qua...

E credo che anche il papà sia stato contento di non essere costretto a vivere il mio travaglio. Ovviamente sarebbe stato al mio fianco, per tutto il tempo necessario, a soffrire con me. Invece mi ha dovuta aspettare fuori, e ha visto suo figlio uscire dalla sala operatoria già bello pulito, tutto nudo, buono buono nella sua culletta termica, dove è rimasto un paio d'ore in osservazione, nella nursery, come da prassi nel mio ospedale.

Posso solo dare qualche consiglio pratico per il dopo-cesareo. Alzatevi il prima possibile: io l'ho fatto circa 12 ore dopo l'intervento, aiutata dagli infermieri. Comprate una crema per la cicatrice  se soffrite di cheloidi (ce ne sono diverse, la migliore è la Contractubex ma in Italia non si trova, mentre in Paesi come l'Austria è in libera vendita). Non comprate mutande usa e getta, meglio delle mutandone da nonna in cotone (io ne presi 6 a 10 euro), tagliando magari l'elastico per renderle più morbide. E nonostante le ostetriche mi avessero detto di non usare assolutamente pancere o fasce elastiche, io ne ho sentito l'esigenza e ho comprato una guainetta un paio di settimane dopo, ma avrei fatto meglio a metterla prima.

Insomma, non abbiate paura di un cesareo... L'importante è che il parto vada bene, che sia naturale o no! E se avete qualche altra curiosità, che so, sull'anestesia (io ho fatto la spinale), scrivetemi un commento o mandatemi un messaggio privato!
postato da: madainoncicredo alle ore 10:15 | link | commenti (8)
categorie: parto cesareo
venerdì, 21 novembre 2008

Due

Due anni fa, a quest'ora, entro in sala operatoria per il cesareo.

Dopo tre quarti d'ora, alle 9.12, nasce Gabriele.

E io rinasco, con lui.

postato da: madainoncicredo alle ore 08:30 | link | commenti (20)
categorie: tappe, parto cesareo
sabato, 21 aprile 2007

Cinque mesi fa

Tuo padre arrivò la mattina alle 7 con il giornale.
Io ero stata ricoverata il pomeriggio del giorno precedente. Esami del sangue, cena leggera, camomilla e a nanna. Tutto secondo programma.
Eh sì, perché il giorno della tua nascita lo conoscevamo già da tre settimane.

Nessuna attesa delle contrazioni o della rottura delle acque, nessuna conta (dieci minuti, cinque, tre... ci siamo!), nessuna corsa in ospedale. Nulla di tutto questo. Eppure, te lo assicuro, anche un parto cesareo programmato può essere emozionante.

Verso i sette mesi ti eri posizionato a testa in su. Il contrario di quel che dovrebbe succedere. Ma tu, caratterino, hai deciso così. E lo hai deciso anche per fare un piacere a me, che temevo il parto naturale per i due interventi alla schiena subìti in passato.

Così, sapevamo che saresti nato il 21 novembre.

Quella mattina tuo padre mi scattò un paio di foto mentre leggevo il giornale in corridoio, in piedi, in camicia da notte, vestaglia e ciabatte. Due ore dopo saresti nato.

Verso le 8 un'infermiera mi preparò per l'intervento. "Poi passo per la profilassi per questa faccenda dell'endocardite batterica...".
Endoche?
"Sì, l'endocardite batterica, c'è scritto nella sua cartella".
"Io non ho la più pallida idea di cosa sia, non l'ho mai sentita nominare!".
"Sono sicura, c'è scritto, comunque ora controllo".
"Se mi avete trovato qualche malattia con gli esami di ieri voglio saperlo, ma vi giuro che io non ho mai avuto 'sta cosa!!!".

Cominciai ad essere un tantino nervosa. Quando tornò, si scusò ("c'è stato un errore") e mi diede due pillole. Le guardai con sospetto: "E queste a che servono?". "Si danno a tutte, è un antibiotico". Uhm.

Quindi arrivò l'infermiera della sala operatoria. Io nel letto, impietrita, a pensare a quel che stava per accadere. Tuo padre di fianco a me, sorridente ma teso.
"Ti amo", "ti amo".
Chissà che cosa si prova, a stare dall'altra parte della porta.

Entrammo nell'anticamera della sala operatoria e mi fecero accomodare su un lettino gelido. In fondo al corridoio, la ginecologa che mi avrebbe operata. Avevo saputo il suo nome soltanto il pomeriggio precedente, ed era il peggiore che mi potesse capitare tra tutti i ginecologi dell'ospedale. Quattro mesi dopo, sarebbe andata in pensione.
"Questa è l'endocardite batterica?", urlò con voce stridula. E dentro di me un grido soffocato: "No, cavoli, non sono io! Ci sarà stato uno scambio di persona!!". Per fortuna l'infermiera replicò subito: "No, non è lei".

Mi portarono in sala operatoria. L'equipe era in gran parte femminile, a parte un ostetrico e un ginecologo di supporto. Ero il loro primo intervento della giornata e chiacchieravano del più e del meno. Mi misero a sedere per l'iniezione nella schiena: anestesia spinale, simile all'epidurale ma più profonda. L'anestesista cominciò a inveire contro le mie vertebre: "Non trovo lo spazio!". Così, tanto per favorire il mio rilassamento... Pochi secondi dopo cominciai a non sentire più le gambe. Una sensazione agghiacciante.

"Ah, purtroppo c'è un problema". Sentiamo... "Nella sua cartella non c'è l'esame dell'Hiv, le dobbiamo fare un prelievo, serve il suo consenso". Come non c'è? Ieri l'ho portato, come tutti gli altri esami!
"Guardi, l'infermiere si deve essere dimenticato di trascriverlo. Le facciamo un prelievo, firmi qua". Pure questa...

Mi aiutarono a sdraiarmi, ormai fantoccio nelle loro mani, e mi legarono con le braccia aperte a croce. Cominciai a piangere. Finalmente la paura si sciolse... Desideravo conoscerti, ormai pochi minuti mi separavano da te, ma avevo il terrore che qualcosa andasse storto. Se avessi potuto, sarei tornata indietro per rivivermi tutta la gravidanza, giorno per giorno. Ti ho amato così tanto, dentro di me... sarebbe stato lo stesso anche fuori?
 
Sentivo sempre più freddo, le loro voci lontane e distorte, come sott'acqua. Un lenzuolo mi impediva la vista del mio corpo dal seno in giù.
Cominciarono ad armeggiare sul mio ventre. Io cercavo di capire cosa facessero, chiesi anche spiegazioni, avrei voluto sapere attimo per attimo quello che stavano facendo. "State tagliando?", "Non ancora, la stiamo preparando...".
L'anestesista era seduta di fianco a me e cercava di distrarmi. Sentivo la gola serrata, come se l'anestetico fosse salito fino alla trachea. "Non respiro bene...". Mi misero la maschera dell'ossigeno. Da quel momento i ricordi sono confusi. Ma non posso dimenticare la ginecologa che dice con tono sgradevole "ecco, mi ha inondata di liquido amniotico...". Poi un movimento ritmico, come un mattarello sulla mia pancia. Una voce indistinta annunciò: "Il sedere è fuori!".

Intuii movimenti concitati attorno al mio corpo.
"Qualcuno le aveva fatto la stima del peso fetale?", mi chiese la ginecologa. "E' un ragnetto...".
Come? Cosa?? "Dottoressa, l'ultima ecografia me l'aveva fatta lei alla 32.a settimana... allora era di 2 chili e 200, l'ha detto lei...".
Silenzio.

Ma allora sei nato. Loro ti vedono! Perché non piangi? Che cosa sta succedendo? C'è qualcosa che non va??
Non so che cosa dissi con esattezza, in quei lunghissimi secondi, ma un'infermiera mi tranquillizzò: "E' un bambino normalissimo, signora, non si preoccupi". E finalmente sentii la tua voce.

Un minuto dopo ti appoggiarono sul mio petto, davanti ai miei occhi. Non potevo abbracciarti e non riuscivo a guardarti in faccia. "Gabriele, amore mio, hai una mamma vecchia... - dissi - sono presbite, non ti vedo!". Non è la frase più romantica che una madre possa dire a suo figlio al primo incontro, lo ammetto. Ma è così che andò.

Poi ti portarono via da me: ti misero in termoculla e ti portarono fuori, dal papà. Assieme andaste nella nursery, dove saresti dovuto rimanere in osservazione un'ora. E' prassi. Intanto mi ricucivano, un'operazione interminabile. Ma il vero intoppo fu burocratico: la ginecologa era sparita senza firmare la cartella. Dimenticanza che mi costrinse a rimanere nell'anticamera della sala operatoria per un'altra mezz'ora. Ero furiosa! "Ho visto mio figlio per un minuto, fuori non hanno idea di cosa stia succedendo, è un'ora e mezza che sono qui dentro, voglio uscire!!!".

Finalmente mi portarono fuori. Tuo padre aveva gli occhi lucidi: "E' bellissimo...".

Arrivammo in camera. Ero paralizzata dal seno in giù ma la lingua funzionava benissimo. Cominciai a parlare a velocità doppia, forse per effetto dell'ossigeno. Ero ipereccitata, volevo raccontare com'era andato il parto ma volevo soprattutto vedere te. E invece tardavi ad arrivare... Mandai tuo padre alla nursery due volte, per avere notizie. "Devono aspettare che torni la pediatra, è a fare il giro delle visite, manca la sua firma...".
Ma sta bene? E' tutto ok?
"Sì, sta bene".
Quanto pesa?
"Due chili e 700".
E' piccolino... non ci saranno complicazioni?

Tenevo l'occhio fisso sulla porta della camera. Non riuscivo più a dire niente, ad ascoltare nessuno. Tuo padre mandava messaggi ad amici e parenti. E io fissavo la porta della camera.

Finché non arrivò l'infermiera della nursery con la culletta.
Dentro c'eri tu. Con la tutina azzurra, la prima che avevo acquistato per te, in agosto, nella città di tuo padre. Ci tenevo che ti affacciassi alla vita con un po' di Liguria addosso.
Dormivi, placido.
Tuo padre ti prese dalla culla con una delicatezza infinita e ti appoggiò sul letto, di fianco a me.
Ci abbracciammo, finalmente in tre, e cominciammo a piangere.

Tu, per noi, sei nato così. In quel momento.
Cinque mesi fa.

postato da: madainoncicredo alle ore 15:07 | link | commenti (22)
categorie: parto cesareo
lunedì, 05 febbraio 2007

Spigolature

"I pediatri hanno notato che i bambini nati da parto cesareo tendono a essere caratterizzati, rispetto a quelli nati da parto vaginale, da maggior letargo, ridotta reattività e minore frequenza del pianto".
(da "Il linguaggio della pelle" di Ashley Montagu)

Mentre allatto leggo. E in genere leggo libri e giornali sui neonati.
Questa frase l'ho tratta da un saggio che mi hanno prestato al corso di massaggio infantile: la teoria dell'autore è che il massaggio, negli umani, debba sostituire la funzione che in tutti i mammiferi è rappresentata dal leccamento dei neonati.
Così l'autore consiglia, ad esempio, di massaggiare molto i bimbi nati da cesareo, già subito dopo la nascita: un "trucco" per supplire al mancato travaglio.

Devo dire che, pur senza aver letto nulla in proposito, subito dopo la nascita di Lenticchia mi sono accorta che... lui non si era reso conto di nascere! Tutti gli altri bimbi piangevano, urlavano e si dimenavano. Lui se ne stava buono e tranquillo nella sua culletta, ad occhi aperti, ad osservare il mondo. Ad amici e parenti in visita dicevo: non ha ancora imparato quanto è divertente piangere.

Sarà perché non ha vissuto il trauma del travaglio, sarà un misto di geni e di carattere, ma Lenticchia continua a piangere pochissimo. Solo negli ultimi giorni ha avuto un paio di crisi di pochi minuti, ma giustificatissime: un misto di fame-stanchezza-nervosismo-pannolo sporco. E' bastato cambiarlo e/o dargli la tetta e si è acquietato.

Ma ieri, sempre durante le mie letture da allattamento, ho scoperto una nuova (per me) teoria, formulata da Aletha J. Solter ne "Il bambino consapevole": i bambini vanno fatti piangere, anche per ore. Perché "il pianto è un processo per liberarsi dei traumi". Quindi intervenire con abbracci, cullamenti, ciuccio, tetta o giochi sarebbe sbagliato. In questo modo, si svilupperebbero dipendenze simili da adulti.

E ora scusate, ma devo andare. Lenticchia si è svegliato e piagnucola. Sbaglierò, ma preferisco andare a consolarlo.
postato da: madainoncicredo alle ore 11:37 | link | commenti (13)
categorie: letture, pianto, parto cesareo, massaggio infantile
giovedì, 28 dicembre 2006

Il regalo più gradito

Non sono un'appassionata di regali di Natale. Non sono credente e credo che sia una ricorrenza soprattutto dedicata ai bambini. Ma con le amiche più care, la mamma e la sorella resta la tradizione di scambiarsi un pensiero. Nulla di impegnativo, insomma, e spesso si tratta di regalini "a richiesta". A mia madre, ad esempio, quest'anno ho chiesto una crema anticellulite... Eh sì, la gravidanza mi ha lasciato anche questo ricordino! Ma spero di tornare al più presto in piscina, per motivi estetici ma soprattutto per alleviare la mia schiena, già affaticata dal cucciolo in crescita esponenziale.

Mia sorella, invece, mi ha fatto un regalo a sorpresa, originalissimo e davvero molto, molto gradito! Si tratta di 10 ingressi al cinema vicino a casa, con la promessa di fare da baby sitter a Lenticchia. Prima, però, deve fare un corso accelerato di tecniche base di manutenzione di neonato... Domani è in programma la prima lezione.

Come mi ha detto allusiva mia madre qualche giorno fa, "è importante che voi due vi ritroviate anche come coppia...". E non solo per un'uscita al cinema.

Non mi sembrava carino dirglielo, alla mamma. Ma anche in quel senso lì, abbiamo già cominciato a ritrovarci. La ripresa veloce delle danze è uno dei vantaggi del parto cesareo... Ed è importante sì!
postato da: madainoncicredo alle ore 11:16 | link | commenti (6)
categorie: tempo libero, vita di coppia, zie , parto cesareo
giovedì, 21 dicembre 2006

Primo complemese!

Cucciolo mio,
oggi hai superato il primo traguardo volante della tua vita.
E sono proprio volati, questi 30 giorni... Avrei voluto fermare su questo blog ogni attimo, ma non voglio rubare del tempo a te. Gli appunti sui tuoi progressi li ho nella mente, e nel cuore.

Il cordone ombelicale ti è caduto l'ottavo giorno, così presto da rendere tuo padre orgoglioso ("è proprio un bimbo precoce!"), quando il merito, molto probabilmente, è dipeso dalla medicazione "a secco" che ci hanno consigliato in ospedale (cambiare la garzina senza disinfettare; disinfezione solo all'ombelico, con uno spray, dopo la caduta del cordone). Poi è vero che a certi bimbi, nonostante tutto, il cordone cade anche dopo un mese!

Per il bagnetto, però, abbiamo aspettato un'altra settimana. Tanto dobbiamo farti un "bidet" nel lavandino anche più volte al giorno... Ma la prima volta che ti abbiamo immerso nella vaschetta è stata spettacolare! Per prima cosa ti abbiamo bagnato i piedini, e tu hai fatto una faccia buffissima, schifata, come quando ti davo le vitamine in gocce dall'odore forte. Però non hai pianto né ti sei agitato, e ti sei fatto adagiare nell'acqua con una relativa tranquillità, e forse anche con curioistà. Siamo stati orgogliosi di te, anche in quella occasione!

Stai crescendo regolarmente di peso, rendendoci molto più tranquilli. Non nascondo che i primi giorni ero proprio angosciata! Quando sei nato pesavi appena 2,735 kg, e tre giorni dopo, al momento della dimissione, eri calato fino a 2,485. Poi hai recuperato il calo fisiologico in due settimane, come dicono i manuali, e a tre settimane pesavi già 3 chili! Ora stai galoppando verso i 3 chili e mezzo...

Ma non è stato facile. In ospedale ero stata abbandonata a me stessa: nessuno che mi dicesse cosa fare per farti mangiare e crescere. Eh sì, perché il problema è che dormivi sempre, e non ti svegliavi mai urlante per la fame come gli altri bambini! L'ostetrica di turno passava e mi diceva di attaccarti al seno ogni volta che lo chiedevi... ma tu non lo chiedevi mai!
Quando siamo tornati a casa mi sono sentita un po' perduta. Su indicazione generica del neonatologo dell'ospedale (che aveva consegnato a tutte le neomamme un foglio fotocopiato con le istruzioni di base, le stesse per bimbi di 4 chili e di 2 e mezzo!), comprammo il latte artificiale e già la prima notte ti abbiamo dato un biberon. Mi sentii come sconfitta... Credevo che allattare sarebbe stato facile, naturale, e invece quanto impegno ci vuole!

Per fortuna qualche giorno dopo ho pensato di chiamare la mia ginecologa, che con un po' di buon senso mi ha consigliato di noleggiare la bilancia digitale per fare la doppia pesata: prima e dopo la poppata. Così potevo regolarmi meglio sulla necessità di darti un'aggiunta con il biberon. Il metodo è assolutamente sconsigliato dalle ostetriche, ma devo ammettere che a me è servito tantissimo! Ora posso regolarmi anche ad occhio, e in ogni caso, grazie alla mia testardaggine, riesco a darti quasi sempre il mio latte. Solo la sera aggiungo un mezzo biberon, mentre la notte ti preparo un mega-biberon, sempre su consiglio della gine, perché così ti "stendo" in 10 minuti e ti riaddormenti subito!

D'altronde, anche la nanna per te (almeno fino ad ora) non è mai stata un problema. Ti svegli solo una volta per notte, per la poppata, e hai fatto anche delle tirate di oltre 6 ore! Sei proprio bravo: ti addormenti da solo nella culla di fianco al lettone di mamma e papà. Ma forse già a Natale proveremo a metterti in cameretta da solo... anche se averti accanto è molto comodo: per me, che mi sveglio appena cominci a guaire, e di conseguenza anche per il papà, che quasi sempre riesce a riaddormentarsi subito.
Solo qualche sera in cui eri più nervoso, forse anche per le colichette, ti ho preso 10 minuti nel lettone con me, per attaccarti al seno. Non è fame, ma bisogno di essere consolato. Io lo chiamo sistema "mamma-ciuccio"... placa immediatamente il tuo pianto! L'importante è ricorrere a questo stratagemma solo in casi estremi, perché non diventi un vizio.

In questo mese anch'io ho tagliato vari traguardi. Come quello di due sere fa, quando sono uscita per la prima volta da sola, con un gruppo di amici, per un hamburger in un locale vicino a casa. Tu sei rimasto a casa con il papà e sei stato un angelo: quando sono tornata a casa, poco dopo le 23, eravate già a nanna! Ieri, invece, ho passato la visita di controllo dalla gine: tutto procede regolarmente. Certo, mi ci vorrà un anno per tornare (più o meno) come prima, visto che ho ancora circa 6 chili da perdere, sui 15 presi in gravidanza, e la ferita del cesareo mi crea un anti-estetico bozzo sulla pancia. Ma con calma, e con impegno, tornerò in forma. Lo prometto a te, al papà, e soprattutto a me stessa. Perché diventare mamma è solo un arricchimento del mio essere donna.
mercoledì, 06 dicembre 2006

La mia prima foto

Questa è la mia prima apparizione pubblica!

Qui avevo poco meno di tre ore di vita. Un'infermiera mi aveva appena portato dentro una culletta nella camera dove ormai da più di due ore mi aspettavano, con ansia, la mamma e il papà. Che appena mi hanno visto si sono abbracciati e hanno cominciato a piangere...

Anche Nonna M. si è commossa, ma è uscita dalla stanza per lasciarci soli.
Io dormivo beato, ma so che è stato un momento molto emozionante.

La mamma era a letto, con tanti fili nelle braccia, e non si poteva muovere perché aveva le gambe addormentate. Allora per vedermi bene in faccia ha chiesto al papà di farmi una foto.

Eccola.

postato da: Lenticchia2006 alle ore 09:46 | link | commenti (27)
categorie: foto, parto cesareo
lunedì, 04 dicembre 2006

Finalmente soli!

Mi sto godendo le prime ore da sola, solissima, con il cucciolo.
Eh sì, perché siamo tornati a casa dall'ospedale venerdì 24 novembre, e abbiamo avuto soltanto sabato 25 a disposizione per dare una sorta di imprinting al nucleo familiare.
Poi domenica 26 è arrivata la nonna paterna... e io già lunedì ero caduta in depressione. Non post-parto, ma da suocera!

Già i primi giorni da mamma non devono essere facili per nessuno, ma viverli assieme a una semi-sconosciuta è stato davvero complicato. Immaginate di avere una generalessa in piedi davanti a voi, stile avvoltoio, durante i vostri primi, ardui, tentativi di allattamento, con commenti tipo: "Ciuccia? No che non ciuccia. Ma questo bimbo ha ancora tanta famona! Bisogna dargli un biberon! E non si può mica far piangere questo povero ciricillino"...

Per carità, come nonna è dolcissima, e a Lenticchia è piaciuto molto essere coccolato da lei. Inoltre mi ha dato spesso una mano, permettendomi di fare una doccia in tranquillità, o di uscire per fare commissioni urgenti, tipo le pratiche all'Inps per la maternità. Io poi pensavo di essere molto meno attiva, dopo il parto cesareo, e di essere quasi costretta a letto, cosa che - fortunatamente - non è successa. Se poi mi sono rifugiata spesso nel lettone, è stato per sfuggire al dovere di fare conversazione tutto il giorno, che mi stremava. 

Insomma, avere la suocera in casa ha avuto lati positivi e negativi. Ma il fatto è che, come novella famiglia, avevamo bisogno della nostra intimità. Quindi si può dire che la nostra avventura di mamma, papà e cucciolo sia cominciata soltanto ieri, quando la nonna è partita. E Lenticchia ci ha regalato una bella domenica fino a metà pomeriggio, quando è stato colpito da una sonora colichetta, con il tipico pianto inconsolabile e le gambette scalcianti, che lo ha fatto piangere fino a sera... tanto da farmi rimpiangere la presenza della suocera!

Per fortuna c'era il papà, che ha il potere di riuscire a calmare il cucciolo tenendolo sulla spalla. La fiorentina al sangue che c'eravamo preparati per cena ce la siamo mangiata a turno. Poi, "Broken flowers" di Jim Jarmush ha fatto addormentare sia me che Lenticchia. Cinque ore di sonno consecutive, fino alle 3.30.

Lo dico sottovoce, eh, per scaramanzia. Lo so che non sarà sempre una pacchia. Ma sto dormendo più ora di quando ero incinta...