So solo che mi hanno vestito in modo ridicolo, dicono da folletto aiutante di Babbo Natale, e mi hanno caricato in macchina con l'ovetto, che io ci sto tanto scomodo lì dentro. Poi siamo arrivati a casa della TataZia e io avevo fame; per fortuna la mamma si era portata dietro quella polverina bianca che sciolta in acqua mi piace tanto e così il papà mi ha fatto mangiare. Poi mi hanno messo sdraiato in una seggiolina, che ci sto più comodo lì in confronto all'ovetto, e mi fa anche dondolare. Così tra pancia piena, ciuccio e dondolio ho pensato di bene di addormentarmi, anche per non ascoltare tutte le chiacchiere dei grandi che sono stati seduti a tavola per due ore. Purtroppo poi si sono alzati e mi hanno preso di mira... Mi hanno sbatacchiato di qua e di là per fare le foto, "e dallo in braccio a me, e mettilo lì, ma quant'è carino vestito così, sembra un bambolotto...".
Bambolotti sarete voi! Io facevo finta di dormire ma in realtà non vedevo l'ora di essere a casa mia. Perché la nonna Mary e la TataZia sono tanto care e ci voglio tanto bene a loro. Ma preferisco mamma e papà che sono tranquilli. Però per vendicarmi della giornata pesante la sera ho gnolato tanto che non sono riusciti a guardare il film di Harry Potter in tv, così imparano.

Qui avevo poco meno di tre ore di vita. Un'infermiera mi aveva appena portato dentro una culletta nella camera dove ormai da più di due ore mi aspettavano, con ansia, la mamma e il papà. Che appena mi hanno visto si sono abbracciati e hanno cominciato a piangere...
Mi sto godendo le prime ore da sola, solissima, con il cucciolo.
Eh sì, perché siamo tornati a casa dall'ospedale venerdì 24 novembre, e abbiamo avuto soltanto sabato 25 a disposizione per dare una sorta di imprinting al nucleo familiare.
Poi domenica 26 è arrivata la nonna paterna... e io già lunedì ero caduta in depressione. Non post-parto, ma da suocera!
Già i primi giorni da mamma non devono essere facili per nessuno, ma viverli assieme a una semi-sconosciuta è stato davvero complicato. Immaginate di avere una generalessa in piedi davanti a voi, stile avvoltoio, durante i vostri primi, ardui, tentativi di allattamento, con commenti tipo: "Ciuccia? No che non ciuccia. Ma questo bimbo ha ancora tanta famona! Bisogna dargli un biberon! E non si può mica far piangere questo povero ciricillino"...
Per carità, come nonna è dolcissima, e a Lenticchia è piaciuto molto essere coccolato da lei. Inoltre mi ha dato spesso una mano, permettendomi di fare una doccia in tranquillità, o di uscire per fare commissioni urgenti, tipo le pratiche all'Inps per la maternità. Io poi pensavo di essere molto meno attiva, dopo il parto cesareo, e di essere quasi costretta a letto, cosa che - fortunatamente - non è successa. Se poi mi sono rifugiata spesso nel lettone, è stato per sfuggire al dovere di fare conversazione tutto il giorno, che mi stremava.
Insomma, avere la suocera in casa ha avuto lati positivi e negativi. Ma il fatto è che, come novella famiglia, avevamo bisogno della nostra intimità. Quindi si può dire che la nostra avventura di mamma, papà e cucciolo sia cominciata soltanto ieri, quando la nonna è partita. E Lenticchia ci ha regalato una bella domenica fino a metà pomeriggio, quando è stato colpito da una sonora colichetta, con il tipico pianto inconsolabile e le gambette scalcianti, che lo ha fatto piangere fino a sera... tanto da farmi rimpiangere la presenza della suocera!
Per fortuna c'era il papà, che ha il potere di riuscire a calmare il cucciolo tenendolo sulla spalla. La fiorentina al sangue che c'eravamo preparati per cena ce la siamo mangiata a turno. Poi, "Broken flowers" di Jim Jarmush ha fatto addormentare sia me che Lenticchia. Cinque ore di sonno consecutive, fino alle 3.30.
Lo dico sottovoce, eh, per scaramanzia. Lo so che non sarà sempre una pacchia. Ma sto dormendo più ora di quando ero incinta...